Le donne sostengono la metà del cielo …. (PROVERBIO CINESE)

 

E già, le donne, con la loro forza, la loro tenacia, il loro coraggio, la loro perseveranza e determinazione, sostengono metà del cielo.

In ogni campo, la donna ha sempre dovuto difendere la sua immagine, il suo valore il suo ruolo. Si è dovuta fare strada in quei mondi che secondo l’ignoranza popolare non le appartenevano. Ma in tutto questo si è dimostrata più che all’altezza.

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto!” Cit. (Oscar Wilde).

È proprio quello che mi viene in mente conoscendo le due sorelle Monica e Daniela Tibaldi. Due ragazze giovanissime, belle e coraggiose che hanno deciso di mettere da parte i tacchi a spillo per indossare gli stivali, entrare in campo ed avventurarsi nel difficile mondo del vino.

Da più di 4 generazioni posseggono vigne dalle quali raccolgono l’uva, poi venduta alle cantine vicine. Mai dedicati alla produzione vera e propria. Solo il padre Stefano, per pura passione, decide di produrre un po’ di vino per sé e per gli amici. Una passione che non passa in osservata alle figlie che, una volta cresciute, decidono di riscattare quella terra tanto bella quanto produttiva… Un vero dono degli dei. Ed iniziare a produrre il loro vino, il vino delle donne, il vino al femminile.

Così, nel 2014 decidono di investire tutto ciò che hanno, compresi dei lavori sicuri in altri posti, per perseguire questo sogno. Monica, la sorella maggiore, si iscrive alla facoltà di enologia. Daniela invece decide di non continuare gli studi (cosa che invece riprenderà in seguito sempre nella facoltà di enologia) ma di fare un’esperienza all’estero. Decide di passare un periodo in Nuova Zelanda dove lavorerà per un’azienda vinicola in periodo di vendemmia. Quest’esperienza la porterà nuovamente vicina ad una realtà che le appartiene quasi fosse scritta nel suo sangue, nella sua stella, nel suo destino…Cresce la voglia di lavorare la terra, ma la sua; la voglia di fare il vino, ma il suo….quindi decide di fare i bagagli e tornare a casa dove insieme alla sorella, inizieranno un cammino verso una nuova vita, una nuova storia tutta da scrivere, e che le legherà nuovamente a quella terra che le ha viste nascere e crescere…Inizia così la storia delle sorelle Tibaldi.

Spaventate? Sicuramente, ma non si lasciano intimorire, come non si lasceranno intimorire da chi il vino lo fa da molto più tempo di loro e che non condivide le loro scelte di usare solo Vitigni tipici del Roero, uve autoctone del territorio in cui sono le loro vigne.

L’insegnamento del padre, di come la diversità di ogni suolo determina la diversità di un prodotto, verrà mantenuto come insegnamento base della loro produzione, infatti, decidono di effettuare in vasche diverse, la fermentazione delle stesse uve ma provenienti da suoli diversi delle loro varie vigne. Verrà fatto solo un blend delle stesse alla fine della fermentazione per determinarne lo stile finale. Contro un mondo che vuole vini grossi, importanti, invecchiati da questa terra piemontese, loro vogliono distinguersi con il loro stile che ha quel tocco delicato e femminile. Vogliono approcciare un pubblico giovane come loro ed ecco che decidono di non usare legno se non per un unico vino, Il Roero DOCG.

Tutti i vini fanno acciaio e bottiglia. Questo manterrà uno stile fresco, fruttato ed una spiccata acidità tipica dei vini della zona del Roero.

Tra le uve piantate abbiamo l’Arneis (dalle quali si faranno due vini: Bricco delle passere e Roero Arneis), La Favorita (uva autoctona di queste terre) e Nebbiolo (dal quale si faranno 3 vini: Roero DOCG, Langhe DOC Nebbiolo e un Barbera D’Alba DOC).

Bricco delle Passere e Roero Arneis sono diversi tra loro nonostante provengano dalla stessa uva, ma come si diceva prima, piantate in vigne diverse. Il Roero Arneis viene dalle vigne più alte attaccate ad una muraglia di rocche. Da lì proviene la sua piacevole e spiccata acidità.

Il Bricco delle Passere è la loro punta di diamante, il loro Cru. Questo vino, pur mantenendo un’alta acidità, è un po’ più tondeggiante. Un vino piacevolissimo in bocca quasi caldo. La massima espressione di questo territorio. Ed anche se il nome “Biricchino” gioca un po’ a suo favore, è il vino che meglio esprime in un solo sorso tutto il Terroir e tutto lo stile di Monica e Daniela.

La Favorita è un vino sorprendente di uve Favorita. Un’uva rara ma che dona vini sapidi con un’acidità spiccata che quasi ricorda i vini di un’isola. Semplicemente un vino meraviglioso che forse non ci si aspetta in terra Piemontese.

Anche nella scelta dei rossi si son lasciate trasportare dal cuore, dall’amore e dalla sensibilità per il terroir e non dalle tendenze del momento o dalle scelte più remunerative. L’uva a bacca rossa utilizzata è il Nebbiolo. E invece di usarlo tutto a Barbera (a parer di tutti più remunerativa), decidono di fare dei vini che rispecchiano il loro stile e la loro personalità.

Tra i rossi abbiamo un Langhe DOC Nebbiolo, ed una Barbera che pur nascendo da un’uva adatta a vini corposi e potenti, rimangono dei vini molto eleganti e raffinati. Il Roero è l’unico che si distacca leggermente dal loro stile per essere più pieno e morbido con un lieve invecchiamento in botte grande, ma pur sempre un vino molto delicato ed espressivo come tutta la linea di vini delle Tibaldi.

Non avendole fermate la paura dell’ignoto, dell’inesperienza forse, non le spaventerà di certo lo stabilire un loro stile portandolo avanti nonostante i pareri contrari dei colleghi vicini o delle tendenze del momento. Son forti, son determinate le due sorelle e questa determinazione le porterà lontano, tanto lontano.

Forse non fanno e non faranno la storia del vino come una Veuve Clicquot, o Barbara Bake a Mary Novak, ma fanno pur sempre parte di quel popolo di guerriere chiamate DONNE.

E non posso che concludere con le bellissime parole di W. Shakespeare che riporto di seguito:

“Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo:

….in piedi Signori, davanti a una Donna!”

 

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