La tempesta perfetta, in fiamme la California del vino



La tempesta perfetta, in fiamme la California del vino

 

L’ha definita così il Mercury News, la tempesta di fuoco perfetta,un l’incendio che ha polverizzato e messo in ginocchio la California e ridotto in cumuli di carbone le cantine di Napa Valley. Per chi come me ha una passione per i vini e in particolare per quelli prodotti in questa regione,  sarà sembrata un assurdo gioco della natura che tanto da con  una mano e tanto toglie con l’altra. Siccità, vento e fuoco hanno messo in un colpo di baionetta al cuore. Temperature elevate, siccità e venti stagionali forti. Hanno ridotto a pezzi la storia della viticoltura a stelle e strisce, come la cantina White Rock, dal 1870.

Il paesaggio spettacolare, vigneti a perdita d’occhio: pianura, collina, vallate ordinate da infinite linee di vite adesso sono lo spettro di se stesso. Le immagini aeree mostrano distese e distese di cenere. Per recuperare i danni di un incendio di queste proporzioni ci vogliono anni. In Napa  si producono vini eccellenti da vitigni come lo Zinfandel (unico vitigno autoctono) , e poi le altre varietà francesi che hanno in questo territorio un’ottima resa: Cabernet Sauvignon, Pinot nero, Merlot, Cabernet Franc e Petite Sirah, Cabernet sauvignon.

E pensare che fino a qualche tempo fa i vini della Napa Valley non fossero presi sul serio. Un tempo i produttori della Napa erano agricoltori che si affannavano nella speranza di riuscire a fare un vino che piacesse al pubblico. Il Paris Wine Tasting del 1976, meglio conosciuto come il Judgment of Paris, ha cambiato tutto.

Vi racconto un pò di storia

Il vino in California viene prodotto dal Settecento: missionari gesuiti e i francescani portarono, le varietá Mission e Criolla. Il vino all’inizio serviva per il culto e per i religiosi, poi venne commercializzato. La febbre dell’oro fece alzare la richiesta, poi fornì manodopera a buon prezzo, quando i cercatori diventarono disoccupati. Cabernet, Malbec e Petite Sirah vennero importati dall’Europa ma nella Napa aveva trovato il suo luogo perfetto dove crescere.

Arriva il proibizionismo e il vino veniva prodotto di contrabbando. Nel 1933, caduto il divieto, la produzione riprese. Un fuoriuscito russo, André Tchelistcheff, che si era formato in Francia, spinse per cambiare lo stile “primitivo”, l’ambasciatore James D. Zellerbach importò l’idea del vino di qualità dalla Borgogna. Il Pinot nero e lo Chardonnay, erano i padroni di quel erritorio.  Arrivò Robert Mondavi con l’idea di impianti, botti di rovere e macchine nuove.

Vecchi vigneti di Cabernet, con i quali i californiani vincevano premi in Europa all’inizio del 900. Il caldo in California è sempre stato un problema per la fermentazione e negi anni trenta per bloccarla si usavano blocchi di ghiaccio. Poi un gruppo di produttori cominciarono a darsi da fare. Furono gli anni del Cabernet Sauvignon, in stile francese

Si scoprì che i vini di Zellerbach, soprattutto, lo Chardonnay, avevano aromi morbidi e lievemente affumicati, come ha ricordato Hugh Johnson nella sua storia del vino. E questo indicò la strada alla Napa, con Chardonnay, Pinot nero e Cabernet.

Nel 1960 le aziende del vino era due dozzine, 220 nel 1970, più di 500 dieci anni dopo. Nel 1956 c’erano 44 mila ettari di vigneti per il vino in California. Dieci anni dopo gli ettari si erano triplicati.

Tenute Signorello prima e dopo

 

 

 

 

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